Tenere il soggetto in primo piano il più lontano possibile dallo schermo del chroma in modo tale da ridurre al minimo lo “Spill” con cui si dovrà avere a che fare in post (per spill si intende il colore del fondo riflesso sui bordi del soggetto in primo piano). Accertarsi inoltre che tutte le superfici non inquadrate, come parte del pavimento o i lati del set, siano coperte da un panno nero antiriflesso e non riflettano così il colore della chiave.
E’ buona norma tenere il set il più lontano possibile dal fondo e accertarsi che durante la lavorazione non ci si avvicini a questo, tenendo conto del fatto che la gente sembra essere attratta dallo schermo colorato e tende senza volerlo ad avvicinarsi al fondo. Facendo questo, non lasciate però parte dell’inquadratura senza fondo colorato. E’ anche per questo che, per il lavoro in chromakey, provare le scene prima delle riprese, con tutti i movimenti sul set e di camera, è così importante.
Una vecchia tecnica che aiutava a diminuire lo spill era quella di usare delle luci posizionate in alto e dietro il soggetto in primo piano tinte con gelatine del colore complementare adeguato a quello della chiave: magenta per il fondo verde e giallo per quello blue. Oggi però questa tecnica può facilmente diventare controproducente, nel senso che le riprese che palesemente mostrano questi colori aggiunti, rendono più ovvio il fatto che si sia lavorato in chromakey. Se usate, vanno gestite con sapienza e leggerezza, in modo da non compromettere il risultato finale con un uso rozzo ed eccessivo di questa tecnica.
Un’altra variabile da considerare è il livello di illuminazione del fondo come pure il suo esatto punto di colore (Hue). Su questo non si raggiunge un accordo universale, ma in genere mi sento di poter affermare che maggiore è il contrasto cromatico fra foreground e background e più facile sarà separare una chiave. In questo senso anche la omogeneità dell’illuminazione del fondo ha una certa rilevanza, anche se in post, grazie agli strumenti che abbiamo a disposizione oggi, si riesce a lavorare anche su fondi non illuminati perfettamente (per esempio usando due passaggi del filtro di chiave).
Un trucco di cui ho sentito parlare richiede l’uso di un telefono cellulare per fotografare il fondo e verificare così se ci sia del banding o meno sulla foto fatta, che essendo di solito di qualità sufficientemente bassa, mette in evidenza eventuali problemi di questo tipo. Chiaramente un esposimetro sarebbe più accurato, ma aggigiorno tutti hanno un cellulare e pochissimi possiedono invece un esposimetro. Un altro modo per verificare la uniformità di illuminazione di un fondo richiede l’uso del pettern a zebra, disponibile in molte videocamere anche non professionali. Se il fondo è illuminato correttamente, il pattern compare o scompare su tutto il fondo con il variare di un solo scatto del diaframma.

